























In una camera accanto a quella delle torture il carnefice strozzava il condannato alla spagnola con un laccio e un bastone, oppure lo decapitava con la corta mannaia posata sul collo e battuta con una pesante mazza.
Il tronco veniva poi composto, vestito talvolta da terziario francescano con la testa deposta fra i piedi. A questa esposizione, inscenata nel cortile di Palazzo, si affollava il popolino.



Alla base della decisione del Tempesta di compiere, nel 1668, lo stesso percorso, ma a ritroso, ci fu probabilmente la consapevolezza che a Genova, dopo la partenza del De Wael, non era rimasto alcun pittore di marine di talento.
Ma la ragione di fondo era probabilmente più grave: la gelosia nei confronti della moglie, che aveva fama di essere una donna di facili costumi, al limite della prostituzione.

Questo sentimento, covato per anni, aveva finito per causargli seri problemi di salute minando il suo equilibrio nervoso.
Per qualche tempo il Mulier visse nel monastero di San Giacomo a Carignano, poi si trasferì in centro, a più stretto contatto con i suoi datori di lavoro, fra cui i Doria e i Brignole Sale.
Nel frattempo trovò il modo di innamorarsi di Anna Eleonora Beltrami, una gentildonna torinese abbandonata dal marito.
Nello stesso anno però mandò a chiamare la moglie legittima, rimasta a Roma con i figli, la quale nel frattempo, aveva partorito altri tre bambini, evidentemente nati da relazioni extraconiugali.
Durante il viaggio Lucia venne assassinata nei pressi di Sarzana, nel territorio del Ducato di Massa, da due sicari prezzolati: Angelo Luigi di Valle Rustica, un soldato di ventura corso, e Massimiliano Capurro, un adolescente Genovese

Il Tempesta venne arrestato il 13 gennaio 1676 come mandante dell'omicidio.
Il processo si svolse il nel gennaio del 1679 ed il pittore, riconosciuto colpevole, fu condannato a vent'anni di prigione, nonostante la strenua difesa dell'avvocato milanese Giovanni della Torre, uomo di fiducia del conte Borromeo.
Nello stesso anno, benché recluso, il Tempesta sposò la donna amata.
Durante il periodo di detenzione, continuò a lavorare alacremente, realizzando una grande quantità di opere per il patriziato genovese.

Per consentirgli di lavorare con tranquillità, gli venne assegnato un atelier di eccezione; il vano della campana nella Torre del Popolo di Palazzo Ducale, da cui poteva godere una magnifica vista sulla città e sul porto.
Alcuni dei suoi quadri migliori appartengono proprio a questo periodo, anche se da essi traspare il tormento per la detenzione e per il progressivo calo della vista.
Per sua fortuna gli amici milanesi non lo abbandonarono e dopo anni di trattative ad alto livello, condotte dal conte Borromeo e dal governatore spagnolo di Milano, il Tempesta venne dichiarato innocente e scarcerato il 15 ottobre 1684.









Tutte le volte che visitiamo Parigi è fatto obbligo vedere il suo museo d’arte moderna.

Forse stiamo invecchiando ma, l’ultima volta, la perplessità ha prevalso su altre sensazioni. Invitiamo tutti, attraverso questo post, a rivisitare la mostra. Ogni commento è ben gradito. Tra una foto e l’altra troveremo i commenti di alcuni grandi artisti.

"Io sono l'unico artista copiato dalla natura" (Salvator Dalì)


Allen: "... bello quel quadro di Frank Kline eh?" Ragazza: "Si, bello". Allen: "A te cosa ti dice?" Ragazza: "Riafferma la negatività dell'universo. L'atroce solitudine e il vuoto dell'esistenza -il nulla- la condanna dell'uomo costretto, a vivere in una brulla eternità senza Dio, come una fiammella che vacilla in un immenso vuoto, senza nulla intorno che desolazione, orrore e degradazione... stretto in un'inutile, squallida camicia di forza in un cosmo tenebroso, assurdo". Allen: "Cosa fai sabato sera?" Ragazza: "Mi suicido". (Woody Allen)

"L'opera d'arte è sempre una confessione" (Umberto Saba)

"Tutti i bambini sono degli artisti nati. Il difficile sta nel restarlo da grandi" (Pablo Picasso)

"L'arte è ciò di cui non si capisce il significato, ma si capisce avere un significato" (Anonimo)

"La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. E' uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico" (Pablo Picasso)

"L'artista è figlio del suo tempo, ma guai a lui se ne è anche il discepolo o peggio ancora il favorito" (Friedrich Schiller)

"L'arte del decorare consiste nel fare nelle case degli altri quello che non ci si sognerebbe mai di fare nella propria" (Le Corbusier)
(p.s. sono collants con sassi)

(non è una stanza in disordine, è l'opera dell'artista)
"Lo sfortunato aforisma proposto sull'Arte come specchio della natura è volutamente espresso da Amleto per convincere gli ascoltatori della sua assoluta pazzia in materia d'arte" (Oscar Wilde)

"Io non sono un bravo pittore. Sono troppo intelligente per essere un bravo pittore. I bravi pittori sono stupidi, ad eccezione di Velàzquez che era un genio" (Salvator Dalì)

(colore del quadro: blu scuro)
(sotto: turista che non sa se sta guardando un opera d'arte o un pezzo di asta, segnaletica del museo)
il viaggio continua...

LE PAROLE DELLA TERRA parte seconda



Come abbiamo detto nel precedente post, “Le parole della terra” è il titolo di una interessante mostra al Forte di Bard, vicino a Pont St. Martin in Valle d’Aosta.
Nel precedente post abbiamo evidenziato come la terra che conosciamo è la pelle viva del pianeta. Il suolo che calpestiamo è parte di questo corpo: è lo strato che riveste il nostro pianeta. Nel mondo urbanizzato la nuda terra scompare. Questo corpo naturale viene nascosto ai nostri occhi e più in generale ai nostri sensi da altre pelli, nuove pelli materiali, anche antropologiche e culturali.
LE ORIGINI DEL MITO DELLA TERRA
(parte seconda) Miti dell'Asia

Primo reperto/Asia (Sigillo cilindrico con impronta raffigurante il dio babilonese Marduk 2000-
Secondo la mitologia babilonese la creazione avvenne a opera di due divinità primordiali Apsu e Tiamat personificazione dell'oceano di acqua dolce e dell'oceano di acqua salata dalla cui unione nacque la prima generazione degli dei.

Successivamente Tiamat, per vendicare l'uccisione del suo sposo Apsu, mosse guerra contro gli dei insieme ad un esercito di mostri. Marduk figlio di Ea, dio della saggezza, affrontò e vinse Tiamat, ne prese il corpo e, dopo averlo spaccato in due, costruì il cielo e la terra. Quindi innalzò la testa di Tiamat sulla cima di un monte e dai suoi occhi trasse i fiumi Tigri ed Eufrate, creò infine gli astri, costruì dimore degli dei e fissò i cardini del mondo.

Secondo reperto/Asia: Mappa babilonese del mondo (
La tavoletta cuneiforme, unico esemplare esistente, raffigura una singolare mappa del mondo Mesopotamico: la terra, raffigurata da un cerchio, è circondata da un corso d'acqua classificato come sale-mare. Intorno al margine esterno del sale-mare si distribuiscono quelle che probabilmente erano in origine otto regioni ognuna contraddistinta da un triangolo. Il testo babilonese descrive queste regioni abitate da eroi e animali. Babilonia appare al centro: è il rettangolo posto nella metà superiore del cerchio. Le altre città sono indicate con segni ovali e circolari.

Terzo reperto/Asia: La divisione della Palestina (1802 manoscritto Jewish National University Library)
Il riferimento alla terra promessa appare per la prima volta nell'antico testamento nel passo in cui Dio promette ad Abramo che avrebbe donato una nuova terra a lui e i suoi discendenti. La mappa raffigura la divisione della terra promessa nelle 12 tribù d'Israele: sulla destra è evidenziata dalla linea punteggiata la strada percorsa dai figli di Israele nel deserto.

Quarto reperto/Asia: Ascensione di Maometto con l’Angelo Gabriele
Secondo il Corano, così come secondo la tradizione ebraica e cristiana, Adamo venne creato dall'argilla. Nella religione islamica accanto al racconto della creazione del primo uomo nacquero numerose leggende e tradizioni profetiche. Si narra che Dio avesse inviato sulla terra l'angelo Gabriele affinché gli portasse una manciata d'argilla ma la terra si rifiutò di donargliela in seguito venne mandato anche l'angelo Michele che ricevette il medesimo rifiuto.
Allora Dio impartì lo stesso ordine all'angelo della morte il quale strappo con forza dell'argilla bianca nera e rossa origine dei diversi colori dell'umanità.

Quinto reperto/Asia: Universo come uovo cosmico. (XV- XVII sec. Nepal)
Secondo gli antichi testi indù la nascita del mondo è avvenuta grazie al sacrificio di Parusha, il gigante primordiale dal cui corpo nacquero tutti gli elementi dell'universo, oppure da un uovo primordiale suddiviso in diverse sezioni orizzontali. La terra, simile a un disco, si estende nel punto in cui l'uovo è più largo ed è suddivisa in sette continenti detti isole, circondata da altrettanti mari. Il cosmo viene spesso raffigurato come un essere antropomorfo a sottolineare la diretta corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo tra universo ed essere umano.

Sesto reperto/Asia: Vishnu come Varaha salva
Associata all'immagine di madre nutrice, la terra è una delle due spose di Vishnu dio della conservazione e della stabilità insieme a Lakshimi dea della prosperità e abbondanza. Secondo la filosofia indù per ripristinare l'armonia dell'universo interrotta da un disequilibrio, intervenne Vishnu che ogni volta assume un aspetto particolare, o incarnazione, detto Avatara. Varaha il cinghiale è la terza delle sue 10 incarnazioni ed è direttamente connessa al mito della creazione, quando il mondo era sommerso dalle acque e la terra era stata cacciata nel fondo degli abissi da un demone. Vishnu assume le sembianze del cinghiale, si tuffa negli abissi, uccide il demone e salva la terra sollevandola sulle sue zanne

Settimo reperto/Asia: Inizio di primavera -Kuo Hsi (1072 c.a. Taipei)
All'inizio dei tempi cielo e terra erano una massa indistinta, un caos primordiale raffigurato da un uovo all'interno del quale nacque Pan Gu
Un giorno Pan Gu si svegliò rompendo l'uovo in due, la parte superiore divenne cielo la parte inferiore terra, mentre Pan Gu nel mezzo, teneva i due elementi separati con le proprie mani affinché non cadessero nuovamente l'uno sull'altra. Col passare del tempo e il cielo si allontanava, la terra diventava sempre più spessa e Pan Gu cresceva con loro. Passati i 18.000 anni il processo di formazione del cielo e della terra fu portata a compimento e per l'immenso sforzo Pan Gu cadde a terra. Dal suo gigantesco cadavere nacque l'universo: i suoi occhi divennero il sole e la luna, dal suo sangue nacquero i fiumi, dai suoi capelli gli alberi e le piante.

Ottavo reperto/Asia: L'imperatore giallo (Huahg Di)
Secondo il filosofo Tsu Yeng (terzo secolo avanti Cristo), l'ordine cosmico e gli eventi umani sono governati dal ciclico alternarsi dei cinque elementi, o fasi: acqua, legno, metallo, fuoco e terra intesi come energia creativa, non come elementi statici. Ogni sovrano e la sua dinastia è caratterizzata da uno dei cinque elementi che susseguono trionfando l'uno sull'altro. Si racconta che al tempo di Huang Di, meglio conosciuto come imperatore giallo, il cielo fece apparire vermi di terra e grilli giganti permettendo a Huang Di di dichiarare che le energie della terra stavano trionfando. Egli stabilì che il suo emblema sarebbe stato giallo colore associato alla terra ed in ogni impresa si uniformò a questo elemento.
LE PAROLE DELLA TERRA


“Le parole della terra” è il titolo di una interessante mostra al Forte di Bard, vicino a Pont St. Martin in Valle d’Aosta.
La scorsa settimana l’abbiamo visitata ed i suoi contenuti ci hanno offerto numerosi spunti per questo blog.
Partiamo dalla premessa della mostra e cioè che ogni cultura ha rappresentato il suo rapporto con l'elemento terra secondo la propria peculiare sensibilità, direttamente derivata dalla realtà in cui viveva.
La terra che conosciamo è la pelle viva del pianeta. Il suolo che calpestiamo è parte di questo corpo: è lo strato che riveste il nostro pianeta. Nel mondo urbanizzato la nuda terra scompare. Questo corpo naturale viene nascosto ai nostri occhi e più in generale ai nostri sensi da altre pelli, nuove pelli materiali, anche antropologiche e culturali.
Nella parte che segue cercheremo, grazie a quanto i reperti in mostra ci rivelano, di scoprire il primo strato di questa pelle. Si tratta di una maschera fluida, non definita che ridisegna il mondo delle forme attraverso il mito, il passaggio dall'assenza di forma alla forma primordiale.
La velocità con cui viviamo non ci consente più di fermarci ed osservare che sotto l'asfalto c'è sempre terra, sabbia, pietra ed erba.
LE ORIGINI DEL MITO DELLA TERRA
LE ORIGINI DEL MITO IN EUROPA

Primo reperto/Europa: Venere di Willendorf (circa
La dea è essa stessa terra e natura che in sintonia col volgere delle stagioni dona la vita in primavera e provoca la morte e d'inverno contribuendo allo svolgersi dell'eterno ciclo di nascita vita morte rinascita.

Secondo reperto/Europa: Ymir e Audhmia (1790, olio su tela Statens Museum Copenhagen). Secondo la mitologia scandinava all'inizio dei tempi vi era solo Ginnungagap, ovvero un “abisso spalancato”. Al Nord del Ginnungagap si trovava una regione gelida e oscura, il Nifheim, a sud invece una terra di fiamme ardenti, il Muspell. Dalla fusione dei cristalli di ghiaccio del Nifheim a contatto con l'aria calda del Muspell nacquero i miti e il gigante primordiale e la mucca Audhumia, dal cui latte Ymir trasse nutrimento. Ymir venne in seguito ucciso dai tre dei: Odino, Vili i e Ve che dal suo corpo crearono il mondo. Con la carne del gigante realizzarono la terra con il suo cranio il cielo e le sue ossa divennero montagne, i suoi capelli alberi. Dal sangue delle sue ferite prese origine l'oceano e dal suo cervello, scagliato in cielo, le nuvole.

Terzo reperto/Europa: Yggdrasill (1880 Berlino)
Yggdrasill è l'albero cosmico, asse del mondo, identificabile come un frassino o come un tasso, che sorregge i nove mondi che compongono l'universo delle popolazioni nordiche. Il suo tronco attraversa il piano medio situato tra cielo e inferi, il Midharth, o recinto di mezzo, dove vivono gli uomini, e le sue fronde si innalzano fino a raggiungere il cielo, dimora degli dei. Secondo la leggenda quando gli dei uccisero Yggdrasill crearono la terra col suo corpo utilizzando le ciglia del gigante per innalzare attorno alla terra degli uomini una sorta di bastione, per contenere proteggere gli essere umani dai giganti che abitavano i confini del mondo. Lo spazio è delimitato da questo bastione è appunto il Midgharth.

Quarto reperto/Europa: il Rilievo di Cirencester (I-II sec. a.C.)
L'immagine di una dea madre terra legata al culto della fertilità era molto diffusa tra i celti. T ra le divinità del loro Pantheon un posto di rilievo spettava alla triade di dee femminili, le tre madri connesse alla fecondità e cicli vitali della natura che figurano spesso accompagnate da simbolici richiami alla fertilità come i neonati, frutta, pane, grano. Queste divinità sono raffigurati in gruppi di tre, numero sacro e magico che, se ripetuto, amplifica e intensifica il valore simbolico dell'immagine. Il 3 richiama la totalità in ambito temporale rappresenta il presente, il passato e il futuro, se riferita allo spazio allude al davanti, al dietro e al “qui”, oppure al cielo, alla terra, al mondo dei morti.

Quinto reperto/Europa un: Vitolis Trusys, Zemyna, dea della terra (1978 Vilnius)
Tra le dee madri baltiche figura la lituana Zemyna il cui nome deriva da zeme ovvero “terra”. Essa incarna l'immagine della dea madre, madre terra, fertile e potente, che dona la vita e presiede al rinnovamento stagionale. I rituali che regolano le offerte in suo onore: birra, pane, animali o uccelli neri andavano rispettati nel dettaglio perché un minimo errore avrebbe provocato terribili conseguenze ancora agli inizi del 900 era viva la tradizione delle offerte di pane. Il contadino lasciava sul campo un pezzo di pane o una pagnotta durante la prima aratura di primavera per assicurarsi un buon raccolto, oppure alla fine della stagione per auspicare l'abbondanza per l'anno successivo. Al termine della mietitura bisognava trovare il pane, girava attorno adesso per tre volte, quindi mangiarne un pezzo e sotterrare il resto nella terra.

Sesto reperto/Europa: Cibele in trono (Museo archeologico nazionale Napoli)
Cibele è una dea di origine frigia il cui culto dall'Asia minore passa in Grecia e quindi a Roma. Immagine delle forze generatrici della natura è propiziatrice di fecondità. Viene generalmente raffigurata seduta in trono e in compagnia di uno o più leoni che simboleggiano le forze vitali della natura. La leggenda la descrive mentre percorrere la campagna, in mezzo alla tempesta, sul suo carro trainato da fiere, a sottolineare l'immagine delle forze naturali che in genere si mostrano sotto forma benefica di fecondità della terra, ma che talora possono rivelarsi nel loro aspetto di potenza distruttrice.

Settimo reperto/Europa: Cerere (250 d.C) Tunisi
Demetra è la dea materna della terra, in particolare della terra coltivata, venerata nei misteri eleusini, una festività solenne, tra le più importanti della Grecia antica. Nel corso del suo lungo peregrinare alla ricerca della figlia Proserpina, rapita da Ade, Demetra si era fermata anche ad Eleusi dove aveva ricevuto ospitalità dal re Celeo. Per riconoscenza nei confronti del sovrano, donò al figlio Trittolemo un carro trainato da draghi alati e una scorta di semi, invitandolo a percorrere il mondo seminando chicchi di grano e insegnando le tecniche agricole.

Ottavo reperto/Europa: Mappa mundi Ebstorf
La mappa di Ebstorf è considerata la più grande del mondo, andata distrutta nei bombardamenti del 1943, è ora nota solo grazie a una serie di copie fedeli all'originale specchio del pensiero medievale e somma delle conoscenze geografiche scientifiche dell'epoca. La terra vi è rappresentata in base alla struttura cosmologica della salvezza. L'esperienza terrena di Cristo si riflette nella raffigurazione del mondo: Egli stesso diventa mondo, presentato come il suo corpo, dove testa mani piedi fuoriescono dalla carta. Al centro appare Gerusalemme con il sepolcro della resurrezione, luogo di comunicazione tra spazio celeste e spazio terrestre. La terra diviene quindi il luogo in cui si svolgono e sono raffigurati i principali episodi della storia umana e divina su cui il padre eterno regna sovrano.

Nono reperto/Europa:
L'atteggiamento di ostilità e la svalutazione della terra, divenuti anche simbolo di una lontananza morale da Dio, tipico della cultura medioevale, si riscatta solo nel corso del Rinascimento quando si assiste a una svolta: l'uomo assume una nuova posizione nei confronti dell'universo non più dominato da una gerarchia teologica ma naturalmente ordinato, dove la terra finalmente liberata dall'originaria maledizione diventa mondo da scoprire. L'opera di Durer così come quella di Leonardo, segna una svolta epocale nel modo di vedere il mondo e la natura. Nel pieno rinascimento europeo, mentre umanisti letterati celebravano la mente delle conquiste dell'uomo, Leonardo e Durer con la loro opera celebravano le meraviglie della terra, facendo emergere con autorevole coraggio il nuovo spirito e la tensione per il mondo naturale che, finalmente riscattato, avrebbe trovato di lì a poco nuova collocazione grazie alla rivoluzione copernicana.
fine prima parte.
Il viaggio continua...







